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Sul forte sventola bandiera bianca.
La cosidetta guerra dei Forti sugli Altipiani ha inizio prima del fatidico 24 maggio 1915, infatti i soldati austroungarici furono messi in stato di guerra a partire dalle ore 18:00 del del 23 maggio 1915. La storiografia austriaca indica che alcune ore dopo il forte Verle sparo due colpi di obice verso Leve Spiz a causa di avvistamenti di truppe italiane in manovre di avvicinamento.
Sul fronte opposto la prima nota ufficiale di guerra è intonata alle ore 3:55 dal Forte "Verena" (località Bosco dei Lasari). Il resto della terribile orchestra italiana seguì a ruota, i forti di Campolongo, Punta Corbin, Campomolon, forte Cherle, Sommo Alto e Dosso delle Somme, i 149 di Porta Manazzo e i 280 posti sulle piazzole presso Osteria del Termine in Val d'Assa iniziarono a bombardare quasi senza sosta le postazioni nemiche.
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Forte Verle (foto da www.fortificazioni.net)

Gli obbiettivi erano dislocati lungo tutta la linea fortificata austriaca, soprattutto Forte Verle e Luserna.
Da segnalare che proprio il Verena, impegnato a contrattaccare con granate da 150 mm l'osservatorio di Cima Vezzena conosciuto come lo Spitz, fu uno dei primi forti a causare vittime civili visto che molte di queste granate finivano sul abitato di San Giuliana in Valsugana, frazione del comune di Levico costretto ad un veloce sfollamento.
Successivamente gran parte dell'Altopiano viene subito evacuato , restano solo i militari, i volontari locali e qualche civile per la gestione dei servizi logistici.
Gli attacchi italiani continuano senza sosta e il gruppo di fortificazione che sembra soffrire maggiormente questa serie di bombardamenti è il "gruppo di Lavarone", il forte Cime di Vezzena, il Verle e forte Luserna che furono gravemente danneggiati.
All'inizio la pioggia di proiettili italiani sembra dare i suoi frutti, Il Verle subisce colpi per quasi 4000 t di granate la maggioranza di calibro tra i 15 e i 30,5 cm, ma soprattutto mette a dura prova la resistenza nervosa delle guarnigioni dei forti.
I primi nervi a cedere sono quelli del ten. Albrecht Hiebermann comandante della guarnigione del forte Verle che riuscì ad ottenere lo sgombero del forte per dirigersi verso monte rovere, perche secondo la sue stime il forte è oramai indifendibile. A questo ordine si oppongono solo due ufficiali Fritz Weber 1 e Julius Papak e altri 42 uomini che rimangono a difendere con tutte le loro forze la postazione.
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Fritz Weber (foto da wikipedia)
Approfittando di questo avvenimento gli italiani il 30 maggio danno l'assalto al forte, ma gran parte dei soldati del Regno d'Italia finisce orribilmente intrappolata dai reticolati di filo spinato austriaco e falciati da mitragliatrici e dai tre obici rimasti, l'attacco si spegne con la ritirata dei superstiti italiani verso la foresta dei Marcai.
Ripristinata la guarnigione al Verle e respinto l'attacco italiano, le forze austro ungariche credono di aver superato il momento più nero dei primi giorni di guerra, ma non è così.

Al forte Luserna, soprannominato dagli italiani "il Padreterno" per la sua maestosa dotazione bellica e potenza di fuoco, si compie una della pagine più drammatiche delle guerra dei forti sugli altipiani.
Nei primi tre giorni il forte è bersagliato da circa 5000 proiettili di cui la maggior parte composti da calibri di 28 cm. Questo attacco provoca danni ingenti sia agli armamenti del forte sia alla struttura, causando un temporaneo isolamento delle guarnigioni con il resto della linea difensiva austriaca.

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Forte Luserna 1915 (foto da www.pernondimenticare.com)
Tutti questi fattori sommati alle esperienze vissute in Galizia sul fronte orientale, al pericolo di esplosione dei depositi di carburante visto gli squarci evidenti alla struttura, e il deposito munizioni rimasto scoperto, spinse il comandante ten. Emanuel Nebesar a radunare gli ufficiali e a decidere la resa della fortezza.
Subito contrari a questa decisioni sono il Tenente Singer e due allievi ufficiali Deutschamman e Wolfrum.
Ma il comandante Nebesar ha deciso,così per la prima volta sul fronte di guerra italo-austriaco si vede sventolare la bandiera bianca di resa.
Il risultato però è tutt'altro che pacifico, mentre gli italiani gongolano per aver apparentemente messo fuori uso uno dei temibili forti austriaci, altre due postazioni fortificate il Gschwent- Belvedere e il ripristinanato Verle iniziano a sparare proiettili antifanteria, i temibili Shrapnels, verso cima Campo, per impedire l'avanzata delle truppe italiane.
Nel mentre Jöchler un volontario dell'esercito austroungarico raggiunge il forte Luserna e strappa la bandiera della vergogna.
Il mattino seguente il tenente Singer e gli allievi ufficiali Deutschamman e Wolfrum ritornano ad occupare il forte ed ordinano di cominciare immediatamente i lavori di restauro.
Il 30 maggio il cosiddetto Traditorenbatterie con i suoi cannoni da 8 cm e quasi tutte le postazioni di mitragliatrici sono ripristinate, e il ricordo della prima bandiera bianca di resa sul fronte diventa un gesto da dimenticare in fretta per gli austriaci. Almeno fino al 4 novembre 1918.
Da questo momento in poi, entrambe le compagini continueranno a martellarsi a colpi di artiglieria pesante costantemente sino al 14 agosto del 1915, quando il primo grande tentativo di assalto degli italiani sull'Altipiano viene respinto dagli austriaci e la guerra dei forti lascerà al posto alla guerra di trincea.

 

 

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Nella foto da sinistra Luis Trenker , il medico Wunderer, il s.ten Julius Papak .
All'estrema destra il comandante Hiebermann. (foto da worldwarforum.net)

1 resize.aspxAutore del libro "Tappe della Disfatta"  ed. Mursia


 

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